Castellaccio di Lucolena

Le ricerche storico-archeologiche intraprese dal 2000 al 2010 sulla collina del "Castellaccio" di Lucolena hanno permesso di acquisire una maggiore conoscenza su uno dei siti antichi più rappresentativi del territorio comunale di Greve in Chianti, anche per la particolare figura storica del suo ultimo proprietario, quel "Cante da Lucolena" ghibellino, condannato per tre volte dalla Repubblica Fiorentina tra la seconda metà del '200 e l'inizio del '300, di cui l'ultima, insieme a Dante Alighieri ("Libro del Chiodo").
Le indagini archeologiche si sono prevalentemente concentrate in corrispondenza del cassero a nord e sulla torre e parte del borgo a sud. Da una prima lettura stratigrafica degli elementi che compongono il sito archeologico sembrerebbe che il "Castellaccio" di Lucolena abbia vissuto almeno tre fasi costruttive. La prima costruzione è probabilmente la torre del cassero nord che risale all'XI-XII secolo, in cui tutti gli ambienti sono stati costruiti con pietra arenaria tagliata in medie dimensioni e disposta in filari regolari e paralleli, con raffinata finitura della superficie delle pietre, abbellite da un nastrino che circonda tutto il perimetro delle bozze. La seconda fase costruttiva del settore a nord vede ambienti di grandi dimensioni, i cui paramenti murari appaiono leggermente più irregolari rispetto a quelli del cassero e per questo databili ad un periodo più tardo rispetto alla torre, insieme alla prima cinta muraria. Di particolare significato è il ritrovamento in quest'area dei resti di un forno per la cottura di cibi, probabilmente ad "uso comune", e della porta di accesso dal lato a nord. Infine è probabile che all'ultima fase edilizia corrispondono la seconda cinta muraria a chiudere il borgo e l'impianto di un'altra torre, a sud della quale si erge una cisterna di forma rettangolare addossata alle mura e piuttosto ben conservata. Nelle adiacenze della torre nord è avvenuto l'interessante rinvenimento di una serie di ceramiche databile al periodo etrusco-romano (III sec. a. C.), mentre presso la torre sud altri elementi hanno evidenziato la frequentazione del sito fino al tardo-repubblicano/primo impero (I sec. a.C. e I sec. d.C.); le monete medievali datano la frequentazione del sito tra X-XI e inizio del XIV secolo.
I ruderi messi in evidenza con gli scavi dal 2000 al 2010 presentano alzati che variano da pochi decimetri a circa due metri, inseriti all'interno di un contesto forestale.

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