Montebuoni

Il primo documento che parla del Castello di Montebuoni, dove viene definito "castrum Montis Boni", risale al 1092. In realtà già nella prima metà del XI secolo esisteva un castello, come si evince da un atto rogato nel 1041 in cui si dichiara l'esistenza di un possedimento della famiglia Buondelmonti, una delle famiglie più ricche e influenti dell'epoca nel contado fiorentino, che prese il suo nome proprio dal castello di Montebuoni invertendo le due parti del toponimo.
La posizione del fortilizio era sicuramente privilegiata, come riporta anche il Carocci dicendo che era "piantato sull'alta vetta come il nido solitario dell'aquila", così la famiglia poteva dominare la Val di Pesa e la Val di Greve, imponendo tasse ai viandanti e ai mercanti. Proprio questi privilegi posero la famiglia in competizione con la città di Firenze e la portarono alla rovina. Nel 1135 le truppe fiorentine assediarono il castello dei Buondelmonti, che in realtà non ne erano più i legittimi proprietari, avendone poco prima ceduto il possesso al vescovo di Firenze, dichiarandosi suoi fedeli vassalli in cambio di una protezione mai pervenuta. Alla famiglia fu vietato di ricostruire un castello, ma edificò comunque un palazzo, che venne distrutto dopo la battaglia di Montaperti nel 1260 dai Ghibellini, essendo i Buondelmonti della fazione Guelfa.
Attualmente sul promontorio rimangono poche vestigia del passato: l'edificio dell'antico Spedale per viandanti di San Giuliano, il complesso della chiesa di San Pietro eretta dai Buondelmonti e l'oratorio dedicato alla Madonna del Poggio per l'affresco eseguito per questa chiesa forse dal Maestro di Barberino, opera oggi trasferita per motivi conservativi nella Chiesa del Sacro Cuore a Tavarnuzze. Secondo la tradizione l'oratorio era la cappella del castello miracolosamente salvata dalla distruzione, ma questa ipotesi, seppur suggestiva, è sicuramente da escludere, poiché l'edificio risale almeno alla fine del XIII secolo. L'oratorio ha subito numerosi restauri attraverso i secoli e l'ultimo, avvenuto nel XX secolo dopo i danni bellici, lo ha riportato alla sua presunta semplicità originaria. Gli unici segni ancora visibili del prestigioso passato del Poggio sono lo stemma Buondelmonti sull'architrave della porta d'accesso della sagrestia e i resti delle vecchie muraglie.
È in atto un progetto di indagine per analizzare più a fondo le origini di questo castello, che un tempo dominava il sistema viario delle valli della Pesa e della Greve. Le indagini archeologiche potrebbero far luce non solo sulla struttura del castello, ma anche sui possibili punti di accesso e di ascesa ad esso e sulla viabilità medievale della zona.

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