Abitati, boschi e coltivi del Valdarno

L'arteria dell'antica via Cassia tra l'Arno e le colline di Rimaggio che raggiunge Rosano pare sia stata tracciata solo dopo il XVI secolo, perché, ancora nel 1500, l'accesso a Firenze da questo versante era reso difficile dai molti divagamenti dell'Arno che tra Rovezzano e la porta di San Niccolò dava origine a vari "bixarni", cioè bracci secondari che formavano renai e ghiaieti. Data l'assenza di una via continua di fondovalle che da Candeli raggiungesse Rosano, i collegamenti quotidiani con le Gualchiere di Remole, un importante opificio destinato al trattamento della lana situato oltre il borgo di Candeli, erano resi possibili dalle navi che traghettavano uomini e merci da una parte all'altra dell'Arno e che si trovavano a Compiobbi, all'Anchetta, ai Martelli e a Rosano.
Il paesaggio si presenta altamente urbanizzato a causa della vicinanza con la città di Firenze. Dal punto di vista morfologico, è caratterizzato dalla prevalenza della collina mentre la pianura e i terreni declivi occupano la fascia più prossima all'Arno, costeggiato da una vegetazione tipicamente fluviale rappresentata da pioppi, canneti e salici.
L'area più fertile è quella lungo il fiume, mentre la Piana di Ripoli, che una volta era chiamata il "pomaio di Firenze", attualmente conserva solo tracce residuali dei suoi frutteti, orti e seminativi. In collina prevale la coltivazione dell'olivo. Più in alto, la vegetazione arborea introdotta dall'uomo - cipressi, pini, lecci - delimita e connota in modo inconfondibile la zona alle porte di Firenze ricca di ville e abitazioni signorili.
Villa la TanaSuperato l'abitato di Rimaggio si incontra Villa il Palagio dei Ruffo della Scaletta, mentre, proseguendo verso Candeli, al bivio per la chiesa di Sant'Andrea, appare in tutta la sua maestà Villa La Tana, imponente struttura settecentesca progettata dall'architetto Giovan Battista Foggini su un edificio preesistente che nel Cinquecento fu dimora di Bianca Cappello.
Allontanandosi dalla città, il paesaggio circostante perde a poco a poco i connotati urbani e la collina presenta una maggior quantità di appezzamenti coltivati, mentre incalza più prepotentemente anche il bosco spontaneo nelle zone più alte ed aspre. Sacche forestali di dimensioni ridotte, come questa, sono diffuse in tutta la Toscana collinare e devono essere riferite a quella che era la gestione mezzadrile del terreno che circondava la casa colonica o la fattoria.
A poca distanza dal borgo di Candeli, si trova il mulino di Candeli, già mulino del Cavalier Guasconi, detto anche mulino delle Caselle.gualchiere remole
Dopo aver incontrato le Gualchiere di Remole si prosegue verso Rosano, borgo famoso per la presenza dell'antico monastero femminile benedettino di Santa Maria, dove sono conservate importanti opere d'arte tra cui un notevole Crocifisso duecentesco. Nei pressi sorge la villa Fonseca-Soldani Bensi al piano di Rosano, non lontano dalla quale è situato l'antico oratorio di Sant'Eugenio.
Allontanandosi dall'abitato di Rosano e superato a destra il torrente Ripigliatoio si raggiunge la Villa-Fattoria di Castiglionchio, situata a mezza costa nella valle del torrente Mulino delle Rivolte, detto anche fosso di Castiglionchio o di Ripigliatoio.
Tornando indietro da Castellonchio riscendiamo al villa fattoria castiglionchiobivio che arriva alla Villa-fattoria di Volognano, nel cui complesso si trova anche la chiesa di San Michele, che conserva alcune interessanti opere d'arte. Nei pressi si trova il mulino a vento di Volognano, ubicato sopra una collinetta ad est del castello.
Imboccando una piccola strada sulla destra della provinciale, si arriva al mulino d'Orlando, il rudere di un bel mulino ad acqua di origini probabilmente trecentesche, nei pressi del quale, ancora agli inizi del secolo scorso, esisteva un servizio di traghetto.
In queste zone il paesaggio è il risultato di una stratificazione degli interventi dell'uomo su una natura amena nella quale si notano ancora fortemente le tracce della diffusione del sistema poderale. Il verde acceso delle vigne e quello più acido degli uliveti sono interrotti dal giallo chiaro delle case coloniche che si distribuiscono, con le loro masse squadrate, su tutto il territorio circostante ad intervalli quasi regolari. I campi che una volta erano poderi facenti capo a due diverse fattorie e che dovevano produrre tutto o quasi il necessario per la sussistenza del mezzadro e della sua famiglia, subiscono un destino diverso secondo logiche di uso e consumo. In alcuni casi le colture sono state abbandonate e si notano tracce residuali di ulivi o di alberi da frutta che fanno da ornamento a giardini moderni. Altre volte le viti e gli ulivi diventano coltura preponderante e specializzata, nella quale manca però l'inserimento di seminativi come si usava fare nelle campagne fino a trenta o quarant'anni fa. È il caso della Villa-fattoria di Petriolo. Lungo la strada del Bombone si transita davanti alla chiesa romanica di San Piero a Perticaia.
La cosiddetta Piana del Fagiolo è dominata dalla scenografica villa di Torre a Cona, con l'annesso Oratorio di Santa Caterina. Tra gli edifici annessi alla villa, oltre ai locali contigui, utilizzati come vera e propria fattoria, si trovano ancora una fornace, oggi trasformata in falegnameria, ed il mulino ad acqua. Abbandonando la villa e proseguendo per un brevissimo tratto verso San Donato vi è il mulino a vento di Torre a Cona.

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