I Vallombrosani nel Valdarno e nel Chianti

vallombrosaL'itinerario non può non partire dall'Abbazia di Vallombrosa, dove tutto ha inizio nel lontano 1028, quando San Giovanni Gualberto dà avvio al movimento religioso vallombrosano, ritirandosi in quella località che un tempo era chiamata "Acquabella" per la grande disponibilità d'acqua data dal torrente Vicano. Il movimento vallombrosano nasce con l'intento di riformare l'Ordine Benedettino, che si stava allontanando dai veri dettami evangelici, ma anche per contrastare il crescente potere temporale della Chiesa. L'Abbazia di Vallombrosa si presenta oggi nella sua veste seicentesca, con la facciata della prima metà del XVII secolo opera di Gherardo Silvani; ben poco rimane della chiesa romanica di cui sono visibili solo la base del campanile, le mura esterne ornate di monofore dell'incrocio fra transetto e presbiterio e la planimetria, che è ancora quella dell'impianto medievale con la caratteristica terminazione rettilinea del coro. L'architettura abbaziale vallombrosana, sebbene si presenti spesso con lo schema a croce bernardina con cupola entro tiburio a base ottagonale, non si basa su modelli architettonici prestabiliti, dal momento che frequentemente si adatta a strutture preesistenti.
san salvatore a soffenaScendendo poi verso il Comune di Castelfranco, precisamente in località Piandiscò, sorge San Salvatore a Soffena di pertinenza vallombrosana dal 1090. L'edificio dopo le soppressioni promosse da Pietro Leopoldo, divenne una casa colonica e la chiesa venne ridotta a fienile con il rischio di perdere per sempre il suo valore artistico. Nel 1960 venne acquistata dallo Stato che ne promosse i lavori di restauro che hanno restituito alla luce numerosi affreschi quattrocenteschi, come quello con storie della vita di San Giovanni Gualberto di Bicci di Lorenzo e altri attribuibili anche allo Scheggia, fratello di Masaccio, a Liberato da Rieti e a Paolo Schiavo.
San Cassiano a Montescalari, nel territorio comunale di Greve in Chianti, fu una delle prime abbazie fondate da San Giovanni Gualberto all'inizio del XI secolo. La sua denominazione "Montescalari" o "Scalaio" deriva dalla sua posizione di collegamento fra il Valdarno e Firenze. La chiesa ha una storia difficile a partire dal momento in cui Pietro Leopoldo ne vendette tutti i domini annessi allo scopo di trarne profitto. Il momento più tragico è stato però il passaggio delle truppe tedesche in ritirata, che il 20 luglio 1944 minarono la chiesa e il campanile distruggendoli irrimediabilmente. Il restauro del Genio Civile ha permesso il recupero della struttura e di poche tracce dei numerosi affreschi che un tempo decoravano le pareti, opera di Bernardo di Stefano Rosselli e di Nicodemo Ferrucci, allievo del Passignano.
Nel territorio di Rignano sull'Arno si incontra La Badiuzzaughi1, edificata nel 1117 da Ugo di Guido da Quona, come ex voto dopo aver ricevuto una grazia dalla Vergine e dal Beato Giovanni Gualberto. La Chiesa fu dedicata a Maria, ma non a Giovanni Gualberto, canonizzato solo in seguito, divenendo "Santa Maria a Ughi". Prima di morire il fondatore dispose che la chiesa fosse donata ai Vallombrosani, che vi istituirono un Priorato con alcuni monaci e un Priore nominato dall'Abate di Vallombrosa.
Presso Bagno a Ripoli si trova San Bartolomeo a Ripoli che, convertita alla regola vallombrosana nel 1197, offrì rifugio per papa Gregorio X scappato da Firenze dopo il fallimento della pace tra guelfi e ghibellini. Data la posizione strategica e la potenza economica la badia iniziò a svolgere anche un importante servizio ospedaliero come attesta anche l'iscrizione sulla porta del chiostro: "hospes eram et suscepistis me/venite benedicti" (ero forestiero e mi avete ospitato/venite benedetti).
 
Il territorio chiantigiano è altrettanto ricco della presenza vallombrosana. La magnifica Badia di San Michele Arcangelo a Passignano è il luogo dove si conserva ancora il corpo di San Giovanni Gualberto, che vi morì nel 1073. La riforma vallombrosana fu accolta nella Badia nel 1049. Dell'antico edificio rimane oggi solo la cripta dove, prima della traslazione del 1210 nel transetto sinistro, giaceva il corpo di San Giovanni Gualberto. Il refettorio presenta l'Ultima Cena affrescata dal Ghirlandaio e nel chiostro, opera dell'architetto Jacopo Rosselli tra il 1471 e il 1483, Badiaapassignanovi sono le Storie della vita di San Benedetto di mano di Filippo d'Antonio Filippelli. Nel XVI secolo lavorarono alla decorazione dell'abbazia anche Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, Alessandro Allori, Domenico Passignano, Giovanni Maria Butteri e Alessandro Pieroni. Il monastero fu soppresso nel 1866 e divenne proprietà privata, subendo vari interventi in stile neogotico, fino al 1935 quando tornò ai Vallombrosani che rientrarono nel complesso il 10 Ottobre 1986.
La tradizione vuole che il territorio di Tavarnelle Val di Pesa abbia dato i natali nel 955 a San Giovanni Gualberto, la cui famiglia, i Visdomini, era proprietaria del Castello di Petroio già dal 988. Nel 1302, quando ormai era di proprietà Buondelmonti, il castello venne distrutto dai Neri, perciò della struttura originaria non rimane molto e quello che è oggi visibile è per lo più frutto della ricostruzione del XVI quando prese l'aspetto di villa.
 
Anche a Firenze moltfirenze san miniato al montee chiese hanno avuto a che fare con San Giovanni Gualberto o i suoi seguaci: Santa Trinita, San Pancrazio, San Michele a San Salvi, San Giovanni Evangelista delle Donne di Faenza e Santa Verdiana, San Giorgio alla Costa (oggi Chiesa Ortodossa Romena).  San Miniato al Monte è un'altra chiesa fondamentale per l'Ordine Vallombrosano, perché da qui è partita la vocazione di San Giovanni Gualberto, che vi entrò per sancire il perdono dell'assassino del fratello Ugo. Giovanni prese i voti proprio a San Miniato dove "vide che la croce chinava la testa verso di lui, quasi a ringraziarlo di aver usato misericordia al suo nemico per devozione verso di essa".

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