Le Madonne col Bambino del Chianti

L'immagine della divina maternità fu senz'altro la più amata dell'iconografia mariana, promossa dalla Chiesa stessa per affermare la dottrina di Maria "Madre di Dio" e accolta nella devozione privata perché carica di sentimenti umani.Madonna dell'Impruneta
Il Chianti ha il privilegio di poter offrire molte antiche testimonianze figurative di questo soggetto, ieri come oggi oggetto di venerazione da parte della popolazione di queste terre.
Un posto d'onore spetta alla Madonna dell'Impruneta, antica e preziosa tavola dipinta custodita nella Basilica di Santa Maria e scoperta solo in particolari festività (non è pertanto normalmente visibile). Tradizionalmente considerata il vero ritratto della Vergine eseguito da San Luca, il suo ritrovamento si deve a un evento miracoloso: volendo costruire una chiesa dedicata alla Madonna, gli imprunetini iniziarono a costruire un edificio sul vicino monte delle Sante Marie, tuttavia la costruzione crollava inspiegabilmente prima ancora di essere terminata. Un eremita, interrogato sul da farsi, intuì un intervento sovrannaturale dietro alla strana vicenda: affinché la volontà divina si potesse esprimere in termini comprensibili anche per gli uomini egli suggerì di attaccare due buoi a un carro colmo di materiali da costruzione e di lasciare le bestie libere di girovagare. I buoi, percorso un breve tratto si fermarono e si inginocchiarono: in quel punto poteva essere costruito il santuario; si iniziò dunque a scavare finché non venne rinvenuta l'antica immagine che ben presto rivelò i suoi grandi poteri. Durante le sue solenni processioni, la Madonna dell'Impruneta era invocata per favorire le piogge nei mesi di siccità o per arrestarle quando troppo ricorrenti (da qui l'appellativo di "Madonna delle acque"); a lei ci si rivolgeva nella speranza di scampare dal flagello della peste, pregando e offrendo, nel caso delle nobili famiglie fiorentine (primi fra tutti i Medici), i ricchi doni oggi esposti nel Museo del Tesoro di Santa Maria contiguo alla Basilica.V 72 greve 6
L'antica tavola, in virtù della grande devozione di cui era oggetto, ha favorito la diffusione sul territorio dell'immagine della Madonna col Bambino nei tabernacoli (primo fra tutti il bel Tabernacolo del Desco) e attraverso le numerose targhe votive in terracotta (una scelta è visibile anche nel Museo) che si ritrovano per le vie di Impruneta e nelle località limitrofe e che segnano, in gran parte dei casi, i percorsi delle processioni.
Arrivati poi a Greve in Chianti si può fare tappa al Museo di San Francesco dove troviamo una bella Madonna col Bambino in stucco (XV secolo) un tempo policromo, opera di Nanni di Bartolo, scultore formatosi nella bottega del più celebre Donatello. Ma è spostandosi nei dintorni che le testimonianze figurative della Madonna col Bambino offrono esempi ancora più antichi: nel pittoresco borgo di Montefioralle la chiesa di Santo Stefano custodisce una preziosa Madonna col Bambino (1270-1275 circa) di un anonimo pittore noto come Maestro di Montefioralle. Evidente, in questa tavola, il richiamo alle icone bizantine addolcito però dal gesto affettuoso del bambino che accarezza il viso della Madre. Vero e proprio scrigno di tesori d'arte, la pieve di San Leolino vicino a Panzano custodisce un dossale raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Pietro e Paolomeliore san leolino panzano (1270 circa) attribuito a Meliore, in cui la figura centrale della Vergine in trono è affiancata da episodi della vita dei due santi fondatori della Chiesa di Roma. Si può dunque lasciare la Val di Greve in direzione di Tavarnelle Val di Pesa sulle tracce di Meliore che lasciò in queste terre una suggestiva Madonna col Bambino (1270-1280 circa) attualmente conservata nel Museo d'Arte Sacra di Tavarnelle ma proveniente dall'oratorio di San Michele a Casaglia. In essa si fa evidente il richiamo a prototipi bizantini cosmopolitani accostati però a una sensibilità volumetrica tipicamente occidentale. La Madonna rimane una presenza costante nelle opere del Museo che la mostrano intimamente consapevole del suo ruolo di Madre di Dio, ma anche nelle vesti, ben più familiari e quotidiane,Meliore attr. Madonna con Bambino e Angeli da San Michele a Casaglia della mamma che nutre il figlio (Neri di Bicci, Madonna in trono col Bambino, san Nicola, l'Arcangelo Raffaele e Tobia, sant'Antonio Abate, san Donnino e san Giuliano, documentato nel 1473).
Appena fuori Tavarnelle, il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Pietracupa rivela sin dal nome la presenza di un'immagine oggetto di grande venerazione: è al suo interno, infatti, che si trova l'affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino ("Madonna di Pietracupa") attribuito al pittore Paolo Schiavo. L'affresco, ritenuto miracoloso, fu staccato da un tabernacolo posto nei pressi per essere finalmente custodito nel bel santuario che divenne da subito meta di pellegrinaggio.
Proseguendo verso San Casciano si può fare tappa al Museo per avere un'idea della diffusione dell'immagine della Madonna col Bambino nelle opere che un tempo ornavano le chiese di questa parte di contado. Ci accoglie qui una superba Madonna col Bambino (1319) del pittore senese Ambrogiothumb Madonna di Pietracupa Lorenzetti; è un messaggio di speranza, quella nella Resurrezione, che il pittore ha voluto raffigurare accostando magistralmente due stati d'animo profondamente contrastanti, da una parte l'inquietudine della Madonna consapevole del futuro sacrificio del figlio e la serenità del Bambino Gesù, evidente nell'espressione distesa e quasi giocosa, che riesce a stemperare la tensione. L'allestimento della sala offre varie tipologie di questo soggetto, dalla Madonna-Regina nel dipinto del Maestro del Trittico Horne (prima metà del XIV secolo) all'affettuosa Madonna-Madre della preziosa tavola di Cenni di Francesco (seconda metà del Trecento). Se dal Museo si passa ad esplorare le chiese cittadine, nella chiesa di Santa Maria sul Prato o della Misericordia si trova una tavola trecentesca raffigurante la Madonna col Bambino attribuita a Ugolino di Nerio, altro pittore senese di passaggio da San Casciano; poco distante, nell'antica pieve di Santa Cecilia a Decimo, un affresco con lo stesso soggetto eseguito dal pittore Cenni di Francesco.

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