Le Madonne col Bambino del Valdarno

Trittico di San GiovenaleL'immagine della Madonna col Bambino più celebre nell'area del Valdarno fiorentino è sicuramente quella raffigurata nello scomparto centrale del Trittico di San Giovenale, prima opera nota di Masaccio oggi custodita nel Museo Masaccio d'Arte Sacra a Cascia di Reggello. Eseguita per la chiesa di San Giovenale, forse su commissione della famiglia Castellani che ne era patrona, l'opera è datata 1422, come appare visibile da un'iscrizione; la 'riscoperta' dell'opera risale al 1961 quando, a seguito del restauro, Luciano Berti fu in grado di attribuirla al grande maestro del primo Rinascimento fiorentino. Sistemato in via provvisoria nella pieve di San Pietro a Cascia, il capolavoro di Masaccio ha trovato solo in tempi recenti la sua definitiva collocazione in una sala del museo ad esso dedicata.
Un uso sapiente della luce, evidente nelle decise pennellate di bianco, modella i corpi delle figure conferendo loro solidità. La Madonna, dallo sguardo altero, occupa solidamente il trono chiusa nel suo manto blu scuro; con una mano offre appoggio ai piedi del Bambino in collo a lei, con l'altra lo tiene saldamente. Il Figlio, in piedi, si offre al cospetto dei fedeli nel suo duplice aspetto divino e umano, di Re del Cielo e di Bambino. Bellissimi i due angeli inginocchiati ai piedi del trono, impegnati a venerare la Madonna e il Bambino tanto da volgere le spalle allo spettatore: in questo caso Masaccio usa una soluzione di scorcio prospettico particolarmente ardita e nuova per l'epoca. Lo spazio è infine unificato dal pavimento verde reso in una prospettiva che unisce visivamente lo scomparto centrale con i due scomparti laterali raffiguranti rispettivamente i Santi Bartolomeo e Biagio (a sinistra) e San Giovenale e Sant'Antonio Abate (a destra).
Entrando poi nel territorio di Rignano sull'Arno, la chiesa di San Michele a Volognano riserva delle piccole sorprese: una pregevole Madonna col Bambino attribuita a Lorenzo di Bicci e databile intorno al 1385-1390 che un tempo costituiva parte di un trittico smembrato sin dal Quattrocento quando la tavola venne rimodernata e portata al formato rettangolare. Gli angeli reggicorona sono aggiunte riferibili a questi radicali interventi. Nella stessa chiesa si trova poi una bella pala d'altare di Mariotto Albertinelli raffigurante la Mariotto Albertinelli madonna con Bambino santi Paolo Michele  Apollonia Pietro e il committenteMadonna col Bambino e santi Paolo, Michele, Apollonia, Pietro e il committente, identificato con un membro della famiglia Della Vacchia. La tavola, firmata e datata 1514, è una delle ultime opere dell'Albertinelli e richiama, a livello iconografico e stilistico, le opere di Fra Bartolomeo con il quale il nostro pittore aveva a lungo collaborato. Colpiscono i colori caldi e a tratti brillanti delle vesti, dispiegate in ampi panneggi che accompagnano i gesti delle figure, l'espressione dolce della Madonna e il movimento vivace del Bambino che, al pari di quello degli angioletti impegnati a sostenere il drappo del baldacchino, concorre a spezzare la solennità della composizione.
Arrivati a Figline e Incisa in Val d'Arno ci si può dirigere verso la chiesa di Sant'Alessandro che conserva quanto rimane di un polittico, purtroppo smembrato, proveniente dalla vicina chiesa romanica di San Michele a Morniano. Dell'opera, attribuita al pittore Andrea di Giusto e databile intorno agli anni quaranta del Quattrocento, rimangono le tavole raffiguranti la Madonna col Bambino, un San Michele Arcangelo e un San Giovanni Evangelista. Le figure si stagliano su un pesante drappo decorato; la Madonna dall'espressione austera volge il suo sguardo in basso verso i fedeli mentre il Bambino è presentato in piedi secondo uno schema chiaramente mutuato dal Trittico di San Giovenale di Masaccio, del quale Andrea fu allievo.Andrea Giusto Madonna col bambino San Michele Arcangelo e un san Giovanni
L'itinerario termina con una sosta al santuario di Santa Maria al Ponterosso la cui storia è interamente legata alla venerata immagine della Madonna col Bambino, affresco di un pittore poco noto della seconda metà del Quattrocento, Giovanni di Papino Calderini. Il bellissimo affresco, oggi custodito dietro l'altare maggiore, era originariamente collocato in un tabernacolo situato sul ponte del torrente Ponterosso. Staccato dalla sua prima sede fu trasferito nel 1499 in un oratorio appositamente costruito; nel 1557, un'alluvione distrusse il piccolo edificio risparmiando solo l'immagine ad affresco che da allora divenne oggetto di grande venerazione tanto da richiedere la costruzione di un santuario a lei dedicato. Bellissima la figura della Madonna dai tratti delicati che richiamano la lezione del Perugino del quale Giovanni fu probabilmente allievo nella bottega fiorentina.

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