Le pievi del Valdarno

L'itinerario ha inizio da Rignano sull'Arno e per la precisione dalla pieve romanica di San LeolinoPieve di San Leolino a Rignano, situata lungo la cosiddetta strada "dei Sette Ponti", antica Clodia romana. Edificato poco dopo il Mille, l'edificio ha un impianto di tipo basilicale, a tre navate divise da ampie archeggiature su pilastri a sezione quadrangolare che si concludono con tre absidi semicircolari. Il paramento murario è costituito da bozze di pietraforte e alberese disposte a filaretto. Rimanendo nel comune, si prosegue poi verso la pieve di San Lorenzo a Miransù, edificata intorno all'XI secolo su resti di un'antica fortificazione di origine romana. La chiesa ha subito numerosi interventi che, a partire dal Trecento, ne hanno modificato l'aspetto originario fino alle pesanti ristrutturazioni nel tardo Ottocento, eliminate solo in occasione del restauro eseguito tra il 1966 e il 1968. L'edificio ha un impianto a tre navate divise da archi sorretti da pilastri quadrangolari; la bella abside semicircolare è decorata esternamente da un motivo a dentelli, mentre la torre campanaria è probabilmente l'elemento più antico di tutto il complesso.
Pieve di San Vito a LoppianoProseguendo verso Incisa vale la pena fare una sosta presso la pieve di San Vito a Loppiano, una delle più antiche pievi della diocesi di Fiesole. Fondata all'inizio del XI secolo, era conosciuta col toponimo di Schergnano dal nome del proprietario del terreno sul quale si trovava l'edificio. Essa assunse in seguito il nome di San Vito all'Ancisa con la costruzione del vicino castello dell'Ancisa il quale andò espandendosi negli anni successivi fino a richiedere la costruzione di una nuova parrocchia, più vicina all'abitato: si tratta della chiesa di Sant'Alessandro che nel 1786 ricevette il titolo di pieve a scapito della chiesa di San Vito che divenne una semplice prioria e che assunse la denominazione di San Vito a Loppiano dal nome dell'altipiano sul quale si trova. La perdita del titolo di pieve diede avvio a una lenta decadenza dell'edificio che fu interessato nell'Ottocento da una serie di interventi di ristrutturazione che ne hanno nascosto e in gran parte anche cancellato le tracce delle antiche strutture romaniche dell'interno. Si accede alla chiesa da un portico seicentesco sotto al quale sono state collocate alcune lapidi e una lastra tombale quattrocentesca.
Proseguendo verso Figline, si arriva alla pieve di San Romolo a Gaville,san romolo a gaville eretta, secondo la tradizione, a fianco di una precedente torre campanaria nel 1007 per volere del vescovo di Fiesole e della famiglia Ubertini. Essa sostituiva forse una cappella più antica in un sito nel quale furono rinvenuti numerosi reperti di epoca romana tanto da far pensare che lo stesso campanile fosse stato ricavato da una torre di segnalazione romana. I lavori di costruzione risultano terminati solo nel 1070 e la pieve fu dedicata a san Romolo, martire e primo vescovo di Fiesole.
La parte bassa del campanile, fino ai quattro archi a tutto sesto in pietra è anteriore alla chiesa mentre l'altra metà è frutto di un'integrazione settecentesca; alla sommità troviamo tre campane, la più antica risalente al 1215, la quarta del 1404, in precario stato conservativo, è attualmente collocata nel chiostro della canonica. La facciata si presenta nell'aspetto conferitole dagli ultimi restauri che hanno comportato la riapertura dell'originaria finestra a bifora centrale tamponata nel Settecento. L'interno è a tre navate spartite da sei archi per parte; vale la pena ammirare i bellissimi capitelli scolpiti con motivi zoomorfi e fitomorfi e i fregi romanici dei pilastri. Contiguo alla pieve è il Museo della civiltà contadina di Gaville.
Pieve di santAgata in ArfoliParticolarmente ricco di storia e di arte, Reggello vanta nel proprio territorio la presenza dell'antica pieve di Sant'Agata ad Arfoli, fondata secondo la tradizione da Matilde di Canossa. La prima notizia documentaria risale al 1230 e il patronato fu a lungo della famiglia degli Ardimanni. L'edificio si presenta con un impianto romanico, risalente probabilmente ai secoli XI e XII, che pur avendo subito nel tempo vari interventi (fra Sei e Settecento, infatti, da costruzione a navata unica è divenuto a croce latina) è stato riportato dall'ultimo restauro (1966-1968) al suo stato originario.
Altrettanto ricca di storia, la pieve di San Pietro a Pitiana, della quale si ha notizia dal 1028, posta anch'essa sulla strada "dei Sette Ponti". La pieve, fortemente rimaneggiata tanto da essere ridotta ad aula unica, conserva nella muratura i resti dell'originario impianto a tre navate con pilastri e torre campanaria caratterizzata da due ordini di bifore e monofore in successione. La facciata è preceduta da un loggiato del XVI secolo sorretto da quattro colonne. Nel XV secolo la pieve era patronato dei Cavalcanti per poi passare, per lascito testamentario, all'ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. Rimanendo nel territorio di Reggello si può infine visitare la bella pieve romanica di San Pietro a Cascia, compresa come quella di Sant'Agata tra le cosiddette chiese "matildine"pieve san pietro a cascia ed edificata tra il X e l'XI secolo. Il bel portico che si apre davanti alla chiesa è di fatto il solo fra tutte le chiese romaniche della zona rimasto nella sua forma originale. Sulla destra, si erge la massiccia torre campanaria riconosciuta come una torre del "Castelvecchio" dei Conti Guidi (VII sec.) o come una torre di guardia dei longobardi (VI sec.). All'interno, la pianta a tre navate ha una sola abside semicircolare nella navata centrale senza transetto. Le campate di comunicazione tra le navate sono segnate da colonne sormontate da capitelli di tipo corinzio; due pilastri a sezione quadrata delimitano la zona presbiteriale. I capitelli della prima, terza e quinta colonna di destra riportano teste scolpite di animali e di uomini, figure di significato allegorico ed elementi decorativi tipici dell'arte romanica. Nei locali retrostanti la pieve ha sede il Museo Masaccio d'Arte Sacra che conserva il celebre Trittico di San Giovenale di Masaccio, scoperto nella chiesetta di San Giovenale per la quale era stato commissionato e custodito a lungo nella pieve di Cascia prima dell'attuale sistemazione.

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